La costruzione del palazzo fortificato risale agli inizi del XVIII sec.; il primo livello fu terminato nel 1727 come viene documentato dalla data incisa su pie tra muraria e nel 1757 si arricchì di una torre co struita con le pietre prelevate dalla sommità della collina “ Carpinina” con i materiali di riuso di un’antica torre velina. Le pietre evidenziano ancore le lettere dell’alfabeto greco apposte al momento del taglio nelle cave di estrazione, risalenti ad epoca arcaica.
L’edificio si presenta oggi nell’ aspetto globale, assunto alla fine del XIX sec., periodo della risistemazione che interessò l’ala destra. Maestranze locali innalzarono un secondo livello, le cui finestre timpanate in elementi di terracotta danno un a- spetto imponente ai balconi dalle balaustre in ferro battuto, ricche di simboli allegorici.
Due simmetrici portali d’ingresso e due cappelle laterali, consacrate a San Pasquale e Sant’Anna, caratterizzano la facciata del palazzo e denotano l’appartenenza dell’ edificio a due distinte famiglie.
Il primo portale, fiancheggiato dalla torre campanaria a tre ordini, divisi da cornici aggettanti, nota ancora oggi come “ il carcere”, conserva uno stemma ligneo con aquila bicipite; l’altro è sormontato da decorazioni datate al 1474.
Dalla corte interna, quadrata con cisterna centrale in pietra arenaria e dotata di abbeveratoio, si accede al primo piano dove si trova l’Oratorio con l’altare rac chiuso in un armadio di fattezza barocca. Dietro le an te, dai profili dorati, trovano posto angeli sospesi, antichi messali, reliquie di Santi, calici e piviali. Lo scalo ne conduce al piano nobile dove è possibile ammirare i parati e le “riggiole” dei pavimenti databili alla seconda metà dell’ottocento, e realizzati dalla fabbrica vietrese di A. Tajani.
La prima stanza o “del tavolino da gioco” dipinta a “ grottesche” immette nel- lo studiolo dalle pareti decorate in stile liberty, e con una decorazione allegorica sul soffitto raffigurante il mappamondo, un libro, un cannocchiale e una tavolozza da pittore. Dallo studiolo si passa al salone dei ricevimenti o “galleria” dalle pareti ricoperte da tappezzerie parigine dal colore rosso intenso, mentre al soffitto una ricca decorazione raffigurante la “danza delle Muse al suono di Apollo Citaredo”, opera questa datata al 1897 e firmata da Giuseppe A vallone, artista salernitano e allievo di Do menico Morelli.
La fascia di raccordo, tra le pareti e la parte alta del salone, evidenzia clipei con ritratti di Dante, Rossini, Michelangelo e Raffaello, ovvero l’allegoria delle Arti.
La stanza è ulteriormente arricchita dalle decorazioni di profili femminili, paesaggi montenegrini che ricordano le nozze regali tra Elena Petrovich Niegos, principessa del Montenegro e Vittorio Emanuele III futuro re d’Italia, nozze celebrate il 24 ottobre 1896.